Corde, nodi e legàmi
"La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione."
(G. Gaber, da "La Libertà", 1975)
Potrà sembrare strano parlare di libertà in una pagina dedicata a corde e nodi, e, coi dovuti distinguo, al bondage. Invece non lo è. Perchè è nel momento in cui una persona sceglie, coscientemente e senza costrizioni, di sottoporsi a limitazioni dei movimenti che possono anche essere bondage, ecco: allora è veramente libera! La libertà è sì partecipazione, come nello stralcio, qui sopra, del brano dell'indimenticato Signor G, ma è anche e sopratutto poter scegliere, in piena autonomia e senza influenze esterne. Certo, questo implica la necessità di avere le conoscenze che permettano di effettuare la scelta. Qui, come non mai, serve sottolineare che è essenziale avere tutti gli input necessari. Dopodichè, la scelta, qualunque essa sia, sarà quella giusta, anche se magari non piacerà ad altri: non importa. Finchè si resta nel rispetto degli altri, non esiste la scelta sbagliata. Purchè sia una scelta consapevole.
Personalmente ho fatto qualche nodo. Ho iniziato piccolissimo a legarmi da solo, dato che le mie necessità erano queste ma non avevo la possibilità di fare diversamente, cioé di legare altri. Ora lego, non mi faccio legare.
Ho il piacere di essere, attualmente, supervisor ai seminari milanesi del DrFatso, a cui do un paio di mani e di occhi in più, per seguire le evoluzioni cordarole dei partecipanti.
Per traslato, potremmo estendere il discorso dei legami delle corde, ai legami sentimentali. Un semplice accenno. Mai dire mai, certo. Però difficilmente sono propenso a legarmi. Sarà per via del mio vissuto, che sicuramente non è stato generoso con me, a questo riguardo. L'amore non ha un interruttore, che io sappia. E se anche l'avesse, io non ne sono in possesso. Per cui non posso avere certezze, in questo campo. Però sta di fatto che adesso il mio sentire è questo. Non sto cercando la fidanzata, il che non significa però che nel caso in cui la trovassi, la butterei via. Ma approfondiremo il discorso in altro punto. E se cercate il fidanzato-Master, scusate ma avete scelto l'indirizzo sbagliato. Quindi, se mi vedete interagire con una fanciulla, e NON ve la presento esplicitamente come la mia fidanzata/morosa/compagna, vuol dire che NON lo è; così come, nella stessa situazione, se non vi presento esplicitamente la fanciulla medesima come la mia slave, vuol dire che NON lo è.
Ricordo un episodio di qualche anno fa. Ci si stava recando in Val Masino per uno stage di Tai Chi Ch'uan. Per evitare di muoversi con troppe automobili, ci si era messi d'accordo per compattarci in pochi veicoli. Vari disguidi, per cui, in pratica, vengo lasciato indietro, da solo sulla mia vettura, dal gruppo, pensando che fossi avanti, ma senza che alcuno si fosse premurato di verificarlo. Scambio di chiamate col cellulare, ci si dà appuntamento a metà strada per una sosta e per ricompattarci. Strada facendo, mi rendo conto che quel breve tragitto è la metafora della mia vita: io viaggio da solo! Detto e fatto: ho poi raggiunto la meta da solo, ed ho messo a fuoco questo, che pare essere uno dei leitmotiv della mia vita...
Credo sia giusto, per chiarezza, raccogliere qui vari aspetti della questione.
Secondo la teoria dello YinYang, da qualche parte ci dev'essere la mia parte opposta e complementare, che mi dia l'energia su cui basarmi per evolvere il mio Essere. Quindi in teoria ci dovrebbe essere, da qualche parte, la mia fidanzata/morosa/compagna, la mia parte Yin. Io però non la cerco, perchè sono convinto che i princìpi di fondo del Taoismo ci portino a dover considerare che si cerca una cosa se si sa dov'è. In caso contrario, si girerebbe a vuoto. "Quando l'allievo è pronto, il Maestro bussa alla porta". Ammetto di aver cercato per lungo tempo la mia controparte, sia di vita che di giochi (ma che differenza c'è, in effetti?! Almeno allo stato attuale delle cose, i due aspetti devono compenetrarsi strettamente). Io non so se e dove sia la mia controparte. Per cui non la cerco. Ma, come detto poco sopra, nel caso in cui la trovassi, non la butterei via.
Sono eterosessuale, possessivo, geloso, territoriale e monogamo, strettamente monogamo. Sono preciso fin quasi alla pedanteria. Mi dà fastidio relazionarmi con persone poco sveglie. Non sono disponibile a trattative di alcun genere, in nessun campo. Sono contrario alle eccezioni, perchè dimostrano l'inutilità delle regole. Mi piace essere corteggiato, sempre che la cosa non diventi uno stress, quindi la corte va bene, ma senza sfrangiarmi lo scroto. Sottolineo che, per quel che mi riguarda, un no è un no, un si è un si, un forse è un forse. Non sono risposte immutabili, ma se ne deve parlare. Per cui NON partite dal presupposto che io cambi idea, anche se mi riservo di farlo: solo gli idioti non cambiano mai idea. Ma non è detto che io lo faccia, salvo rari casi. E comunque attenetevi a ciò che dico, perchè voglio dire esattamente ciò che dico! In caso di dubbi, se ne parla. SE NE PARLA. Niente sottintesi, solo cose esplicite e dette: ed attenetevi a quelle, niente dietrologia.
Mi preme ri-sottolineare che ho messo due volte, e con questa sono tre, che NON sono alla ricerca né della fidanzata né di una relazione stabile. Ma sono possibilista. A meno che io non abbia in me anche la mia parte Yin, per cui io sia in equilibrio così come sono... Ho scritto tre volte questa cosa per chiarezza, perchè non debba succedere che si ingenerino sgraditi e sgradevoli equivoci, tipo "Ma io avevo capito... ma io credevo... ma io pensavo...": stiamo a quello che ho scritto e che, se si darà il caso, dirò.
Bondage
Perchè dicevo che parlare di corde e nodi non equivale a parlare di bondage? Corde e nodi sono una base. Il saper usare le prime per fare i secondi, ed intrecciare il tutto in modo adatto al raggiungimento del nostro scopo (diversi sono i tipi di bondage creabili, e non mi riferisco nello specifico alle due principali correnti di pensiero al riguardo, cioé a dire: la giapponese e la occidentale in senso lato) è un buon punto di partenza. Ma il bondage è altro. Come in generale un po' tutto quello che riguarda il BDSSM (e permettetemi il qualunquismo: funziona così anche la vita quotidiana). La tecnica conta, e conta anche moltissimo il sapere cosa e come fare e ancor di più il cosa e come NON fare; poi da lì si parte: l'atmosfera, il modo di legare, di accarezzare con le corde l'altra Persona, le Sue emozioni e le sue passioni, farle proprie ed intrecciare le une e la altre per mezzo delle corde, abbracciando ed abbracciandosi a vicenda. Un discorso che esula dal mero annodare, secondo me.
Qui potete leggere, nell'intervento del 14 maggio 2008, alcune sommarie informazioni riguardanti il Bondage Group Italy-Giri di corde dal 2007. Il gruppo è nato dopo uno dei seminari di Elmerald e DrFatso (NON scrivetelo col puntino ché poi me lo indisponete!) con il dichiarato scopo di ripassare le pratiche apprese durante i seminari stessi. Ci siamo trovati in tre, a casa di uno di noi. E dopo un poco edificante quarto d'ora di lotta con un nodo a catenella che non ne voleva sapere di comportarsi come si deve, abbiamo, per l'appunto, iniziato un ripasso, didattico che di più non si può, arrivando a legare tra loro delle bacchette da batteria. Ora il gruppo è cresciuto, le spire delle corde si sono evolute, gli intrecci anche, e sono in divenire diverse iniziative ad esso legate (scusate il calembour:-)) e per converso rese possibili dalla sua esistenza. Trovo che sia una gran bella cosa.
Ricordiamo che stiamo legando una persona, per cui dobbiamo usare dei materiali adatti a permetterci di lavorare con serenità e in completa sicurezza, dando e dandoci il piacere di un buon bondage. Che non è solo corde e nodi, ma che da quelli parte. Per cui il consiglio è di usare le corde. Corde di ottima qualità, in buone condizioni e ben manutenute. Si, le corde si manutengono...
Esistono in commercio corde di diversi materiali. Personalmente uso corde o di cotone o di canapa. Sono adatte a fare un mare di legature, sono di buona reperibilità, si usano bene, sono abbastanza economiche. Poi, certo usare le corde di seta, o di lino, o di iuta, sono prelibatezze per palati fini, da gustare quando si è piuttosto esperti (anche per i costi e la difficile reperibilità). Difatti, anche tra cotone e canapa, consiglio di partire usando il cotone, e di impratichirsi usando quello, prima di passare alla canapa. Perchè la canapa non perdona: un eventuale errore commesso con una corda di cotone, bene o male si recupera, e magari anche elegantemente. Un errore commesso con una corda di canapa, no.
Si possono usare anche altri materiali, ma la facilità d'uso e la poliedricità d'impiego delle corde me le fa preferire ad una serie di altri materiali. Eccezion fatta per la pellicola trasparente, che però è da usarsi in particolari occasioni. Si, sto parlando del caro, vecchio domopack! A proposito del quale mi lmiterò a riportare un commento fatto da una fanciulla che lo amava molto: diceva che la sensazione che si prova mentre il domopack viene tolto (confermatami anche da altre fanciulle, peraltro), è quella di essere una crisalide che sta diventando una farfalla. Ecco il motivo per cui, quando metto il domopack, vado lentamente ma senza eccessi, solo per avvolgerlo accuratamente. Il meglio viene quando lo tolgo, poco alla volta, svolgendolo, con studiata (e bastarda...) lentezza...
Parliamo un po' delle tanto vituperate, celebrate, odiate, amate ma sempre affascinanti e praticate sospensioni. Cioè a dire: come prendere una persona, legarla in modo appropriato, e sospenderla ad una struttura resistente e solida, per farla sentire librata in aria. Data l'insita pericolosità della sospensione, è necessario lavorare coscienziosamente per ridurre al minimo i rischi. Se non azzerarli del tutto.
Quindi, prima di tutto: che la struttura d'appoggio sia adatta, stabile e sicura. Consiglio: provatela personalmente, in modo da sentire se vi trasmette sicurezza o non. Poi, fatela provare a qualcuno di parecchio robusto. Idem dicasi per il punto d'ancoraggio che utilizzerete. Verificatelo di persona o fatelo verificare da qualche personaggio... come dire... "di peso"! Il perchè è semplice: se sospendete una persona, e poi costei viene fatta dondolare o girare o che altro, il suo peso triplica. Quindi la struttura deve essere dimensionata per almeno il triplo del peso che dovrà sostenere. Ma non basta: deve essere surdimensionata. Lo stesso vale per il punto d'ancoraggio, per i moschettoni e per le corde che andranno ad essere messe sulla persona. In sintesi: l'anello debole di questa catena di elementi (struttura, punto d'ancoraggio, moschettoni e corde), deve essere dimensionato in modo ben superiore al triplo del peso che dovrà essere sostenuto.
Poi, con ordine: il punto d'ancoraggio. Diversi (almeno dieci) giri di corda sintetica in ottime condizioni sulla struttura, e quattro moschettoni da montagna, con una resistenza allo strappo di almeno 2700 kg l'uno, senza ghiera. Il carico di rottura mi pare adeguato, l'uso dei moschettoni senza ghiera permette di lavorare con comodità, con le dovute sicurezza e rapidità. Esistono certo altre strutture adatte a reggere sia le corde che i moschettoni. Tipo degli anelli di metallo, possibilmente acciaio. Domanda: sapete come si fa un anello d'acciaio? La risposta vi darà il grado di affidabilità dell'oggetto che state esaminando. O è stato fuso così com'è, "Il signore degli anelli" docet, oppure è una sbarra d'acciaio piegata e saldata. Anche che sia stata saldata da un ottimo saldatore che si occupi di telaistica, è sempre una barra saldata. E le saldature possono saltare; o dissaldarsi. Senza preavviso alcuno.
Le corde. Che corde usare? Le corde di canapa. O di canapa mista a iuta. Il cotone non va bene, il sintetico non va bene: per le sospensioni vanno bene le corde di canapa. Mi sono sentito dare del talebano, per la mia pertinacia nel propugnare la correttezza dell'uso delle corde in generale e nello specifico di un determinato materiale. Se chi lo ha scritto avesse collegato il cervello forse, ma forse, si sarebbe posto una domanda: "Perchè costui è così ostinato nel difendere l'uso di un certo tipo di materiale per le corde?". La risposta è adatta anche all'argomento delle sospensioni: abbiamo detto che si deve lavorare in sicurezza; il carico di rottura di una corda di canapa da sei mm di diametro permette, usando anche solo tre punti d'appoggio sul corpo (io ne preferisco quattro), di poter sopportare un carico di circa duemila kg. Anche che la persona sospesa sia corpulenta e si agiti come una forsennata, non ci arriverà, a quel peso. Un altro fattore che fa preferire le corde di canapa a quelle di cotone: la ruvidità delle corde di canapa, anche magari mitigata un po' dai frequenti lavaggi con l'ammorbidente, resta comunque una garanzia di buona tenuta e di non scorrevolezza, quindi di grande solidità delle legature, e direi che è cosa di rilevante importanza in un campo come quello delle sospensioni. Questà ruvidità, però, non le rende per nulla sgradevoli sulla pelle, anzi, nel contatto danno sensazioni di notevole impatto.