Il gioco

 

Per chi pratica, regolarmente e non, parlare di gioco è cosa più che usuale. Mi sono però reso conto, più e più volte, che per chi vive da fuori il nostro mondo è difficile comprendere cosa si intenda.


Il gioco, come lo si intende nel BDSSM, non è un trastullo od un passatempo. Si intende con gioco il praticare SM. Lo si definisce gioco non perché lo si faccia a cuor leggero, o senza attenzione, o a tempo perso. Ma perché ha delle regole che i giocatori si sono dati, e perché in effetti è un gioco di ruolo, in cui i ruoli però non sono finti, ma veri. In questo senso, è un gioco maledettamente serio, e scusate il gioco di parole. E il luogo comune, abusato e, permettetemi, estremamente stronzo del “non prendiamoci troppo sul serio”, beh, secondo me qui non ha motivo di essere considerato. Perché è vero che si gioca, ma nel gioco ci si mette in discussione in toto, sia che si stia da una parte che dall’altra della frusta; si mettono in campo, ed a nudo, emozioni, problemi, blocchi e traumi lasciati lì, da qualche parte nella psiche. E quindi non si può agire con leggerezza, bisogna proprio essere seri. Che non significa essere né cupi, né sepolcrali. E non è solo un gioco, nel senso comune del termine. E' ben altro, va al di là delle definizioni comuni. Ma qual è lo scopo di tutto ciò? Si, è il far stare bene tutti coloro che agiscono nel gioco. Farli stare bene in toto. E mi piace sottolineare che questo si attaglia perfettamente alla definizione di buona salute data dall’OMS (addirittura!!).

 

Il gioco in pubblico

 

Non a tutti piace, non a tutti deve piacere, ci mancherebbe anche altro! Ci sono cose che in pubblico non si farebbero mai, ci sono cose che si fanno solo in pubblico. E già questo basterebbe da solo a connotare il gioco in pubblico come una cosa del tutto specifica e particolare. Diciamo subito che mi riferisco in generale al gioco fatto fuori dalle mura domestiche, o comunque dalle mura che in quel momento riparano da altri sguardi, non invitati, ma in particolare ai giochi svolti in locali alla presenza di altre persone, che stiano giocando o non, o che ne abbiano intenzione o predisposizione.

Io vorrei sottolineare qui una cosa che, spesso, si tralascia: la sacralità del gioco, ancorché in pubblico. Il fatto che un certo gioco venga portato avanti, anche da diverse persone, in un ambiente con più persone, che però non sono state specificamente invitate a partecipare, non significa che chi non ha ricevuto un invito del genere si possa ritenere automaticamente invitato ed autorizzato a partecipare attivamente. Così come nessuno, che non sia stato esplicitamente invitato a farlo, deve permettersi di intervenire nel gioco, per dire cosa e/o come fare. A meno che non ci sia una conoscenza con chi gioca, tale da permettere di intuire una eventuale situazione di necessità. Perché, come dicevo poco sopra: è un gioco. Ma maledettamente serio!

 

A che gioco giochiamo?

A quello che volete. In un ambiente in cui si stia svolgendo un ritrovo/raduno/festa a sfondo o dichiaratamente BDSM/SM, nel rispetto dei presenti, deve valere ogni tipo di gioco. Che sia però BDSM/SM. Mi rendo conto che qui si solleva un vespaio, perchè bisognerebbe ingabbiare una serie di pratiche in due categorie: BDSM e non-BDSM; poi si aggiungerebbe un discorso più ampio sul RACK. Non cerchiamo il pelo nell'uovo: sappiamo bene cosa è e cosa non è BDSM. Ecco, a parte queste ultime pratiche, il resto si deve poter fare liberamente e tranquillamente. Se a qualcuno dei presenti non dovesse andare particolarmente a genio, credo proprio che queso qualcuno si possa girare da un'altra parte. Se è vero come è vero che il SM è una gran palestra di tolleranza, è arrivato il momento di dimostrarlo.

 

Ma che uomo sei?!

Domanda che ho sentito a più riprese, posta, ovviamente, da personaggi vanilla, i quali si sono trovati a curiosare durante feste o durante trasmissioni televisive a tema, senza ovviamente alcuna conoscenza nè voglia di conoscenza in merito. La mia risposta, antipatica il giusto, è: "E' più uomo lui di te". Si, perché un Master, mentre prende a frustate la propria slave, sta occupandosi seriamente, completamente di lei, la sta soddisfacendo in uno dei suoi bisogni più profondi e vitali. Perchè siamo esseri umani, complessi ma semplici, tutto sommato. Il bisogno di una slave è complesso, ma semplice. E in quanto tale va soddisfatto, senza egoismi.