La mozzarella

 

No, non il gustoso latticino, che ormai troviamo in tutte le salse e condimenti, ultimamente anche poco gradevoli, ma che nella sua versione originale e naturale, è buonissimo. No, mi riferisco alla slave che io, appunto, chiamo "slave mozzarella".

Esiste un'espressione, colorita e vernacola, che definisce la persona "molle" dentro, senza nerbo, senza personalità e senza carattere, "mozzarella fracica". In questo senso, intendo io la slave-mozzarella: la slave che accetti supinamente ciò che le viene fatto, fatto fare o proposto, senza alcun coinvolgimento emozionale. Io invece gradisco la slave che accetti con estremi consapevolezza e trasporto emotivo, il proprio ruolo. Che partecipi, in pratica, alla sessione; certo, lasciandosi andare come si conviene, ma solo dopo aver accettato il gioco così come viene proposto. E sto parlando di un'accettazione profonda e fin quasi viscerale.

Mi rendo conto che il rapporto con una slave di tali vaglia e vigoria non è semplice, no di sicuro. Ma non c'è paragone con la slave mozzarelliforme!